Il termine “agente AI” è diventato una popolare buzzword del settore tecnologico, ma manca ancora di una definizione universalmente accettata. Come riportato da TechCrunch, i partner di investimento di Andreessen Horowitz (a16z), uno dei principali finanziatori di startup nel settore dell’intelligenza artificiale, hanno discusso questa ambiguità durante un podcast. Nonostante a16z stia pianificando un fondo da 20 miliardi di dollari per investire ulteriormente nel settore, i tre esperti Guido Appenzeller, Matt Bornstein e Yoko Li hanno riconosciuto la confusione terminologica.
Secondo Yoko Li, un agente AI può essere descritto come un LLM capace di ragionamento multi-step e decisioni autonome, distinto dai semplici bot che eseguono istruzioni. Tuttavia, per raggiungere realmente queste capacità, i modelli dovrebbero avvicinarsi all’AGI (acronimo inglese per “intelligenza artificiale generale”), notano i tre partner, mentre molti sistemi definiti come “agenti” sono in realtà interfacce guidate da prompt su basi di conoscenza.
Per quanto gli agenti AI vengano presentati come sostituti dei lavoratori umani, gli esperti di a16z rimangono scettici riguardo questa possibilità nel prossimo futuro. Le promesse del marketing si scontrano infatti con limiti tecnici irrisolti, come la mancanza di memoria a lungo termine, i costi elevati e l’inaffidabilità legata alle allucinazioni. Matt Bornstein osserva inoltre che la maggior parte dei lavori del settore tecnologico richiede creatività e capacità di pensiero, che non sono replicabili dagli attuali sistemi di AI e suggerisce che l’automazione potrebbe aumentare l’occupazione, trainata da un aumento della produttività.
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