All’AI Impact Summit di Delhi, dirigenti tech, politici e scienziati si confrontano su come guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. L’evento è partito tra code, confusione e notizie contrastanti sulla presenza di Bill Gates, poi confermata dalla sua fondazione.
L’elemento significativo dell’incontro riguarda il fatto che un vertice così importante si tenga nel Sud del mondo, una regione a rischio di essere lasciata indietro nella corsa all’IA. Difatti, solo un anno fa a Parigi le potenze occidentali si erano scontrate apertamente per il primato, con JD Vance che aveva dichiarato non negoziabile il primato americano, mentre a Delhi l’atmosfera sarà probabilmente più sobria. L’India ha contribuito a costruire le fondamenta di questa tecnologia, ma ne raccoglie pochi frutti, con lavoratori sottopagati che catalogano enormi quantità di dati per addestrare i modelli globali, guadagnando meno di 5.000 dollari l’anno, mentre OpenAI vale oltre 500 miliardi, oltre al fatto che i principali chatbot non supportano nemmeno la metà delle 22 lingue ufficiali indiane, escludendo milioni di persone dalla rivoluzione digitale.
Pertanto, il governo indiano punta sulla sovranità tecnologica con un investimento da 1,2 miliardi, ma i progressi sono lenti rispetto ai colossi privati. Inoltre, molti esperti temono però che il vero nodo della questione, ossia la sicurezza dell’IA, stia scivolando sempre più in fondo all’agenda, come suggerisce già la sparizione della parola “sicurezza” dal titolo del summit dopo il 2023.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (18/02/2026).

