Negli ultimi mesi, i dirigenti delle aziende statunitensi hanno spesso giustificato i licenziamenti affermando che l’intelligenza artificiale aveva reso le loro imprese più efficienti, sostituendo gli esseri umani con i computer. Tuttavia, economisti e analisti tecnologici esprimono crescente scetticismo verso queste spiegazioni, ipotizzando che i veri motivi siano altri: l’impatto dei dazi doganali, le assunzioni eccessive durante la pandemia e la semplice massimizzazione dei profitti.
È quello che viene definito “AI washing“. Questo fenomeno, come spiega Fabian Stephany dell’Oxford Internet Institute, permette ai CEO di presentarsi come innovatori all’avanguardia mentre tagliano il personale: nel 2025 l’IA è stata l’imputata per oltre 54.000 licenziamenti, secondo la società di consulenza Challenger, Gray & Christmas, mentre Amazon ha eliminato 30.000 posizioni tra ottobre e gennaio.
Nonostante ciò, Forrester prevede che solo il 6% dei lavori americani sarà automatizzato entro il 2030. Questa concezione si fonda sull’assunzione che “ChatGPT esiste da appena tre anni“, come osserva Martha Gimbel della Yale University e la forza lavoro non si adatta così rapidamente a dei cambiamenti e dare colpa all’IA per alcune situazioni di licenziamento evita spesso dei problemi diplomatici o politici, rappresentando una soluzione comoda.
Leggi l’articolo completo US companies accused of ‘AI washing’ in citing artificial intelligence for job losses su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (29/01/2026).

