Dentro Amazon l’intelligenza artificiale non è soltanto uno strumento in più. Per molti dipendenti è diventata una richiesta costante. Dina, sviluppatrice a New York entrata in azienda due anni fa, racconta che il suo lavoro oggi ruota attorno ai sistemi di IA interni. Scrive meno codice e passa molto più tempo a rivedere quello generato dal tool Kiro, che spesso produce passaggi imprecisi o incoerenti. La velocità promessa dal management resta un obiettivo ripetuto nei messaggi interni. Nella pratica, però, gran parte della giornata si consuma tra correzioni e verifiche.
La pressione non riguarda solo l’uso degli strumenti, ma anche la frequenza con cui vengono utilizzati. Diversi dipendenti raccontano che i manager monitorano l’adozione dell’intelligenza artificiale attraverso dashboard interne dedicate. I dati mostrano quali team usano i tool generativi e quanto spesso lo fanno. In alcune squadre l’obiettivo è arrivare ad avere la maggioranza dei membri attivi ogni settimana. Il risultato, spiegano alcuni lavoratori, è che l’AI finisce per essere usata anche quando non è realmente utile, semplicemente perché ci si aspetta che venga impiegata.
Questa spinta coincide con una fase delicata per l’azienda. Negli ultimi mesi Amazon ha eliminato circa 30mila posti tra i dipendenti corporate, mentre continua a investire miliardi nell’infrastruttura dedicata all’intelligenza artificiale. In questo contesto cresce il timore che l’adozione dell’AI non serva solo a migliorare i processi, ma anche a ridisegnare il lavoro interno. Per molti dipendenti il messaggio implicito è chiaro. Usare l’intelligenza artificiale non è più una scelta operativa, ma un segnale di allineamento alle priorità dell’azienda.
Leggi l’articolo completo “Amazon is determined to use AI for everything – even when it slows down work” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (21/03/2025).

