A Ginevra, dal 16 al 20 novembre, 128 Paesi si ritrovano per la settima conferenza di revisione sulla Convenzione su certe armi convenzionali (CCW). Sul tavolo c’è una domanda cruciale: avviare o no negoziati per un accordo giuridicamente vincolante sulle armi autonome, quelle capaci di individuare, scegliere e colpire un bersaglio senza passare da un essere umano?
Dopo quasi tre anni di discussioni all’Onu, però, Russia e Stati Uniti, con Israele e altri, spingono per evitare un calendario negoziale preciso. Secondo Anna Hehir, del Future of Life Institute, si rischia di restare incagliati in dibattiti infiniti su misure volontarie “senza denti”. Sul fronte opposto, una coalizione di 50 Stati, tra cui Italia, Francia e Germania, chiede un mandato chiaro: tre sessioni a Ginevra nel 2027, 25 giorni in tutto, per scrivere una bozza di protocollo. Più di 70 Paesi, secondo la Croce Rossa, sono favorevoli, e 163 hanno votato in sede Onu a favore dell’avvio dei negoziati. Anche Papa Leone XIV ha invitato a “disarmare” l’intelligenza artificiale.
I rischi non sono teorici: a luglio l’Ucraina ha denunciato il primo uso russo di un drone guidato dall’IA, e il bombardamento Usa della scuola di Minab, in Iran, ha causato almeno 175 morti, con il sistema Maven di Palantir che non ha segnalato la natura dell’obiettivo.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/09/2025).

