Nell’era dei social e degli algoritmi che amplificano la diffusione di messaggi e contenuti, le aziende corrono il rischio di crisi che possono dannneggiare la loro reputazione. Se prima erano i giornalisti ad innescare processi mediatici attraverso la diffusione di notizie di scandali o fatti gravi, oggi quelle stesse crisi si generano sui social come risultato dell’interpretazione collettiva.
Daniele Chieffi, docente di teoria e tecniche di digital public relations presso l’Istituto Universitario Salesiano di Venezia, spiega che questi eventi non seguono logiche razionali, quanto piuttosto emotive e sociali. In un contesto in cui la differenza tra realtà e percezione si fa sempre più sottile, “la notizia non è il fatto che innesca la conversazione, è la conversazione stessa e la reazione che i pubblici hanno avuto”.
A questo rischio si aggiunge la minaccia dei deepfake. Secondo Deloitte il rischio di perdite finanziarie causate da deepfake nel solo territorio USA crescerà vertiginosamente dai 12 miliardi di dollari del 2023 ai ben 40 miliardi entro il 2027. Anche il World Economic Forum ha segnalato la disinformazione come il pericolo primario nei confronti di istituzioni, aziende e individui.
Come muoversi, dunque, davanti a queste crisi reputazionali di natura algoritmica? La migliore strategia, spiega Chieffi, è muoversi in anticipo, quando la crisi non c’è, agendo sulla percezione dei diversi pubblici e degli stakeholder.
Leggi l’articolo completo “Deepfake e social, nelle nuove crisi le percezioni battono la realtà” su Il Sole 24 Ore
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2024)

