La Banca Mondiale invita i paesi in via di sviluppo a investire nella creazione di modelli AI “small” (“piccoli”), ovvero sistemi specializzati addestrati su dataset ristretti per compiti specifici, capaci di funzionare su smartphone anche con connettività limitata. Come riporta The Guardian, Paschal Donohoe, chief knowledge officer dell’istituzione ed ex ministro delle finanze irlandese, sostiene che l’IA possa accelerare lo sviluppo economico rendendo possibili in pochi decenni processi che altrimenti avrebbero richiesto secoli, ma solo se adattata ai contesti locali.
A differenza dei grandi modelli generalisti su cui si concentrano le big tech della Silicon Valley, la small AI punterebbe su disponibilità locale, bassa connettività e lingua della comunità di riferimento. Donohoe cita il caso degli agricoltori indiani coinvolti nel programma AgriConnect della Banca Mondiale, che necessitano di analisi del suolo nella propria lingua. Per Donohoe, simili strumenti potrebbero nascere da una collaborazione tra Banca Mondiale, governi nazionali e settore privato.
L’impatto dell’IA su lavoro e crescita è uno dei temi centrali degli incontri annuali di Banca Mondiale e FMI, in corso questa settimana a Bangkok. Durante uno dei panel, la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva ha sollecitato i governi a creare le condizioni di base necessarie per lo sviluppo dell’IA, ricordato che l’adozione richiede elettricità, infrastrutture digitali, competenze e tutele pubbliche contro gli abusi. Lo stesso World Development Report pubblicato ad agosto, pur evidenziando i benefici potenziali di queste tecnologie, segnalava che quasi un terzo delle scuole rurali dell’Africa subsahariana è privo di elettricità e oltre due terzi non dispone di una connessione internet stabile.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (04/02/2025).

