Nel corso delle recenti earning call, i principali gruppi tecnologici statunitensi hanno annunciato un’espansione record delle spese in conto capitale destinate all’infrastruttura IA. Alphabet prevede di quasi raddoppiare il capex 2026 a circa 185 miliardi di dollari; Amazon ha fissato l’obiettivo a 200 miliardi, mentre Meta arriverà fino a 135 miliardi. La somma complessiva, inclusa Microsoft, supera i 630 miliardi, una cifra paragonabile al PIL annuale di paesi come la Svezia o Israele. Il capitale sarà destinato soprattutto all’espansione della capacità di calcolo, dunque data center, server e sistemi energetici.
Secondo Gil Luria, responsabile della ricerca tecnologica presso D.A. Davidson, si tratta di una spesa senza precedenti che riflette però una domanda reale e in crescita. Il collo di bottiglia si è spostato dalla carenza di chip a quella di infrastruttura fisica. In questo contesto, secondo l’analista Jeff Thill, il rischio percepito dai grandi gruppi non sta nell’eccesso di investimento ma nell’eventuale difetto, dal momento che anche un’eventuale sovraccapacità troverebbe acquirenti tra governi locali e federali.
La concentrazione della spesa in un’unica direzione strategica alimenta però l’incertezza degli investitori sui ritorni a breve termine. Il recente sell-off ha cancellato quasi mille miliardi di dollari di capitalizzazione nel settore software, evidenziando una tensione strutturale tra la scala degli investimenti e la redditività ancora non dimostrata delle applicazioni IA.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (20/07/2025).

