Secondo The Guardian, i recenti risultati finanziari delle big tech rivelano un cambio di paradigma negli investimenti in intelligenza artificiale. Gli investitori sembrano ora tollerare gli ingenti movimenti di capitale solo se generano crescita tangibile e concreta. Il quotidiano britannico mette a confronto Microsoft e Meta. La prima ha subito un crollo del 10% in Borsa dopo una performance del cloud Azure giudicata deludente. La seconda ha invece visto il titolo balzare del 9% grazie a ricavi pubblicitari potenziati dall’IA, che hanno trainato una crescita del fatturato del 24% nell’ultimo trimestre.
Microsoft, pioniera della corsa all’IA grazie alla partnership con OpenAI, affronta ora crescenti pressioni. Preoccupa la forte dipendenza da OpenAI, che rappresenta il 45% del backlog cloud e sta perdendo slancio nella competizione contro Gemini di Google e Claude Code di Anthropic. A ciò si aggiungono vincoli infrastrutturali. La scarsità di chip AI ha infatti limitato la crescita di Azure, che avrebbe potuto superare il 40% con maggiore disponibilità di GPU.
Meta propone invece un modello più convincente agli occhi di Wall Street, in cui l’IA viene usata per migliorare il targeting pubblicitario L’azienda prevede un aumento delle spese totali del 43% a 169 miliardi di dollari quest’anno. Anche Tesla raddoppia gli investimenti a oltre 20 miliardi, puntando su IA, robotica umanoide e guida autonoma. Nel complesso, secondo gli analisti, questi risultati evidenziano un disallineamento tra le ambizioni strategiche delle aziende nell’IA e l’esigenza di profitti immediati manifestata dagli investitori.
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