Il mercato azionario statunitense, guidato dal boom dell’IA, sale nonostante i crescenti avvisi di un imminente crollo. La concentrazione di capitale nell’S&P 500 ha raggiunto il 40%, superando i picchi della bolla dot-com del 2000. Gli investitori, dominati dalla paura di restare esclusi, continuano a ignorare i rischi.
Esperti come Jeremy Grantham e Ludovic Subran di Allianz evidenziano i segnali di una bolla speculativa, paragonando l’IA alle storiche scommesse su ferrovie e internet. Si assiste a una omologazione del sentiment, una “follia delle folle” in cui l’allineamento delle opinioni cancella la diversità di vedute e la corretta valutazione dell’indebitamento delle big tech.
Non ostante tutto la corsa azionaria non si arresta ancora. La forte redditività delle aziende tecnologiche, l’enorme disponibilità di risparmi globali in cerca di rendimento e il forte sostegno politico ai mercati contribuiscono a posticipare la correzione. Anche se l’epilogo speculativo appare inevitabile, tutti gli attori finanziari lavorano per ritardare il giorno della resa dei conti.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (28/08/2024).

