Il governo britannico starebbe prendendo in considerazione soluzioni di sorveglianza high-tech per fronteggiare il sovraffollamento carcerario. La ministra della Giustizia Shabana Mahmood ha incontrato colossi come Google, Microsoft e Amazon per esplorare soluzioni “intelligenti” al collasso delle prigioni. Tra le proposte sul tavolo: robot per la gestione dei detenuti, chip sottocutanei per monitorare chi è in libertà vigilata e furgoni a guida autonoma per i trasferimenti.
Il governo avrebbe invitato le aziende a proporre soluzioni tecnologiche per un sistema di controllo a distanza dei condannati, capace di sostituire la detenzione fisica con forme di sorveglianza: una “prigione fuori dalla prigione”, scrive Repubblica. Le proposte spaziano dall’utilizzo dell’IA per il riconoscimento facciale al monitoraggio tramite chip e analisi predittive dei comportamenti futuri attraverso l’uso di computer quantistici. L’iniziativa rientra in una strategia più ampia del Ministero della Giustizia per ridurre le pene detentive brevi e promuovere misure alternative come la libertà vigilata.
Attivisti e ONG hanno bollato le proposte come “allarmanti e distopiche”, ricordando i fallimenti già documentati dell’AI predittiva in ambito giudiziario. Il governo precisa che si tratta di ipotesi teoriche nell’ambito di una visione strategica per il 2050. Con queste premesse però, il confine tra giustizia e sorveglianza permanente rischia di farsi sempre più sottile.
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