Immaginate un assistente, un programmatore, un esperto SEO e perfino un office manager che ordina gli snack: tutti software. È la giornata tipo di Dhruv Amin, fondatore della startup Anything, dove a 15 dipendenti umani si affiancano circa 150 agenti di IA. Un rapporto che, per lui, diventerà presto la norma.
A San Francisco avere tanti agenti è ormai uno status symbol: significa fare di più con meno. Lindy è passata da quasi 50 a circa 20 persone, mentre un produttore di microdrammi per smartphone, rimasto senza aiuto regista, ha fatto preparare a un agente piano di lavorazione e materiali per la troupe. E ha funzionato. Il fenomeno cresce: per McKinsey il 40% delle grandi organizzazioni li usa, contro il 27% dell’anno prima. Il MIT, però, nota che i guadagni di produttività per ora non si vedono.
Poi ci sono le tensioni. Gli agenti sbagliano, e chi li usa si ritrova manager di bot da controllare e correggere di continuo. Alcuni fondatori li considerano strumenti, non colleghi, e ne vietano l’uso con i clienti: un’email scritta dall’IA si riconosce subito e suona poco rispettosa. Lo sa chi riceve offerte di lavoro da recruiter artificiali.
Leggi l’articolo completo What is it like to work when your co-workers are AI agents? su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (23/02/2026).

