Anthropic ha acquistato milioni di libri fisici, li ha smembrati con taglierine idrauliche, ne ha scansionato le pagine con scanner professionali ad alta velocità e ha poi inviato i volumi distrutti al riciclaggio. Tutto per addestrare Claude, il suo modello di intelligenza artificiale. Si chiama Project Panama, e fino a poco fa era un segreto.
A portarlo alla luce è stato il Washington Post, grazie ad atti giudiziari resi pubblici a gennaio da un giudice nell’ambito di una class action intentata da editori contro Anthropic per violazione del copyright. La vicenda si è chiusa a settembre con un patteggiamento da circa 1,5 miliardi di dollari. Secondo i documenti, l’obiettivo del progetto era nutrire il modello con testi di qualità — libri veri, non il «linguaggio di bassa qualità di internet» — per migliorarne le capacità di scrittura. Per contenere i costi e mantenere il profilo basso, Anthropic si rivolse quasi esclusivamente al mercato dell’usato: dalla storica libreria newyorchese The Strand a rivenditori specializzati come Better World Books e World of Books. Il Washington Post stima tra cinquecentomila e due milioni di volumi acquistati in circa sei mesi, per decine di milioni di dollari.
Ma prima dei libri fisici, c’erano stati i libri piratati: nel 2021 il co-fondatore Ben Mann aveva scaricato personalmente milioni di volumi da LibGen. Il passaggio all’usato fu probabilmente un tentativo di aggirare il copyright sfruttando la dottrina della prima vendita, ma non è bastato a evitare il processo.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (24/05/2026).

