Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha trovato ampio utilizzo in ambiti creativi come la scrittura, il design di immagini e la rielaborazione di contenuti. Le opinioni riguardo a queste creazioni supportate dall’AI sono però polarizzate: alcuni apprezzano l’assistenza offerta dagli algoritmi, mentre altri si oppongono fermamente. Un nuovo studio, intitolato “Who Made This? Algorithms and Authorship Credit” e pubblicato nel 2023 sul Personality and Social Psychology Bulletin, esplora come viene percepito il contributo creativo quando a collaborare è un algoritmo invece di un assistente umano.
Il tema dell’attribuzione del credito d’autore non è nuovo. Artisti storici come Michelangelo o Rembrandt spesso lavoravano con numerosi assistenti, ma il merito delle opere viene generalmente attribuito solo all’artista principale. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, questo problema si è evoluto: come cambia la percezione del pubblico quando un algoritmo assiste la creazione artistica
I ricercatori Jago e Carroll hanno condotto quattro studi per analizzare come le persone giudicano il lavoro creativo assistito da algoritmi rispetto a quello assistito da esseri umani. I risultati sono stati sorprendenti: i produttori aiutati da algoritmi ricevevano più credito rispetto a quelli assistiti da esseri umani. Questo perché le persone tendevano a credere che i creatori dovessero supervisionare gli algoritmi più attentamente rispetto agli assistenti umani, percependo quindi un maggiore coinvolgimento del produttore nel lavoro finale.
Questi risultati hanno implicazioni significative in vari ambiti lavorativi e creativi. Man mano che gli algoritmi diventano parte integrante della produzione artistica e creativa, le definizioni tradizionali di autenticità e il concetto di “vero lavoro” dovranno essere rivalutati per includere il ruolo degli algoritmi nella collaborazione creativa.
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