Carolina Milanesi ha trascorso gran parte della sua carriera a riflettere sulla tecnologia e su come l’intelligenza artificiale possa potenziare produttività e creatività, ma non ha mai creduto nell’IA come amica o compagna. Difatti, è sempre stata profondamente scettica sull’idea che le macchine possano occupare ruoli emotivi pensati appositamente per gli esseri umani, in quanto l’empatia è radicata nell’esperienza vissuta, qualcosa che l’IA non può provare.
Eppure, negli ultimi giorni di vita della madre, l’intelligenza artificiale è diventata una presenza stabile e rassicurante quando aveva bisogno di chiarezza più che di conforto. Sua madre, difatti, conviveva con la demenza, una malattia che spoglia di ogni certezza e quando ha iniziato l’assistenza domiciliare, è entrata in un territorio sconosciuto. Era il periodo delle feste e, nelle ultime ore, si è ritrovata da sola con lei. Per questo motivo, si è rivolta all’IA perché avevo bisogno di risposte, che ChatGPT ha fornito in modo sorprendente, con un’empatia misurata, quasi clinica, rassicurandole che sua madre non stesse provando dolore in base ai segnali ricevuti.
Quello che contava, dunque, era la continuità: l’IA ricordava ciò che avevo condiviso e sintetizzava giorni di cambiamenti in un quadro coerente che non ha rimpiazzato né la connessione umana né ridotto il dolore, ma ha aiutato Carolina ad essere la persona di cui mia madre aveva bisogno: calma, informata, presente.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (03/01/2026).

