Il blackface digitale dilaga nell’era di Trump e dell’intelligenza artificiale con video falsi generati dall’IA che ritraggono donne nere che abusano dei sussidi alimentari statali, diffusi sui social come autentici e ripresi persino da Fox News senza verifiche. Sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno in rapida accelerazione: la produzione di contenuti che sfruttano stereotipi afroamericani, privandoli di qualsiasi contesto culturale.
Il termine blackface digitale nasce in ambito accademico nel 2006 per descrivere la mercificazione della cultura nera da parte di chi nero non è: avatar con dreadlock, slang afroamericano, meme con icone della cultura nera. Con l’avvento dei moderni strumenti di IA generativa, il fenomeno ha assunto dimensioni inedite e preoccupanti, con la creazione di deepfake che mostrano Martin Luther King Jr mentre taccheggia o pronuncia il suo discorso più celebre tra le parolacce, oltre a foto ritoccate di attivisti con la carnagione artificialmente scurita pubblicate dalla Casa Bianca e alle immagini degli Obama raffigurati come scimmie su Truth Social.
Di fronte a ciò, le piattaforme tecnologiche corrono ai ripari con risultati modesti, mentre le organizzazioni per la diversità nell’IA chiedono regole più stringenti. Il pericolo, dunque, come avverte la professoressa Safiya Umoja Noble della UCLA, è che quando un regime autoritario controlla le aziende tech, può usarle per veicolare propaganda e piegare la realtà ai propri imperativi politici.
Leggi l’articolo completo Digital blackface flourishes under Trump and AI: ‘The state is bending reality’ su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (21/02/2026).

