La democrazia e l’intelligenza artificiale si stanno scontrando, e l’aspettativa generale è che la prima ne uscirà danneggiata. Eppure esiste un’altra narrativa possibile: sì, ci sono rischi, ma anche straordinarie opportunità.
È proprio questo l’argomento alla base del libro appena pubblicato “Rewiring Democracy“, in cui gli autori mostrano come l’IA possa trasformare in meglio la governance democratica attraverso quattro storie dal mondo che lo dimostrano. In Giappone, l’ingegnere Takahiro Anno è stato eletto alla camera alta grazie a un avatar dotato di intelligenza artificiale che ha risposto a oltre 20.000 domande degli elettori. Il suo partito, Team Mirai, ora sviluppa strumenti che permettono ai cittadini di esprimere opinioni sui progetti di legge e organizzarle usando l’IA. Il Brasile, invece, ha adottato l’intelligenza artificiale per automatizzare le procedure giudiziarie, dalla distribuzione dei carichi di lavoro alla trascrizione delle udienze. L’arretrato della Corte Suprema è sceso nel 2025 ai livelli più bassi degli ultimi 33 anni. In Germania, strumenti come Wahl.chat consentono ai cittadini di conversare con sistemi IA per comprendere meglio le posizioni dei partiti politici, contestualizzate ai propri interessi. Infine, in California, CalMatters usa l’IA per analizzare dichiarazioni e voti dei politici, individuando anomalie che aiutano i giornalisti nelle loro inchieste.
L’opera in questione, dunque, presenta un filo filo conduttore chiaro: la tecnologia distribuisce il potere invece di concentrarlo, assistendo le persone nei loro compiti democratici senza sostituirle, cercando di aumentare la consapevolezza rispetto al pensiero ingenuo citato inizialmente.
Leggi l’articolo completo Four ways AI is being used to strengthen democracies worldwide su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/09/2025).

