Matthew Ramirez aveva scelto informatica convinto che fosse la strada giusta. Poi sono arrivati i titoli sui licenziamenti nel settore tech, le voci sull’IA che avrebbe sostituito i programmatori junior, un colloquio andato a vuoto. A dicembre ha cambiato rotta: via dall’informatica, dentro l’infermieristica. Una scelta dettata dalla paura, non dalla passione.
Tuttavia, questa situazione ormai sta prendendo piede in diversi modi. Difatti, mentre l’IA avanza nei luoghi di lavoro, sempre più persone — studenti e professionisti esperti — stanno ripensando le proprie carriere. C’è chi evita le offerte di lavoro che menzionano l’IA, chi cambia settore, chi abbandona anni di specializzazione. A questo proposito, il World Economic Forum stima che entro il 2030 l’IA potrebbe eliminare 92 milioni di posti nel mondo, mentre negli USA, nel 2025, ha già contribuito a 55.000 licenziamenti.
Tra i settori più esposti vi sono quelli legati a scrittura, analisi dati e programmazione, mentre crescono le richieste di lavoro in sanità, istruzione e lavori manuali, percepiti come rifugi sicuri dall’automazione, anche se spesso meno remunerativi. Nonostante questo quadro, però, non tutti fuggono: c’è anche chi, come il consulente Dmitry Zozulya, ha scelto di reinventarsi proprio grazie all’IA, trasformando la minaccia di una perdita di lavoro in opportunità.
Leggi l’articolo completo Nascent tech, real fear: how AI anxiety is upending career ambitions su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (29/01/2026).

