Sempre più spesso ci si chiede come mai vi siano così tanti casi di ADHD e ci si risponde dando tutta la colpa allo smartphone. Secondo Emily Sehmer, psichiatra infantile e adolescenziale, questa correlazione è fondata; oltre però a raccontare di come l’utilizzo intensivo e precoce dello smartphone incida sulla sfera dell’apprendimento, la psichiatra ci mette in guardia da una serie di altre problematiche ben più gravi.
Le malattie mentali riscontrate più spesso all’interno dei reparti ospedalieri sono legate all’eccessivo uso dei social media. Questi espongono alla possibilità di essere vittima, soprattutto in età giovane, di atti di bullismo o di cadere nello sfruttamento sessuale. Viene segnalato anche che i livelli di autostima sono i più bassi di sempre e che, allo stesso tempo, aumentano i livelli di depressione e di pensieri suicidi. La modalità di socializzazione e di accettazione nei gruppi di pari risulta del tutto mutata: si è passati dalla “mentalità del branco” a una socializzazione che avviene in spazi chiusi e senza supervisione.
La mancanza di supervisione, unita alla volontà di accettazione, ha portato in alcuni casi a vere e proprie “challenge” la cui sfida si basava sul suicidarsi o sul commettere atti di autolesionismo. L’utilizzo dei social media in età così precoce, la mole di informazioni e il costante bombardamento riguardo a corpi e vite perfette costringono bambini e adolescenti a “crescere prima del tempo” e a sviluppare disturbi vari che vanno dall’ADHD ai disturbi del comportamento alimentare.
Secondo Emily Sehmer, vi è la necessità di tutelare la gioventù non più solo tramite le scelte individuali dei genitori, ma attraverso una tutela condivisa e, se possibile, grazie all’intervento degli Stati.
Leggi l’articolo completo “As a child psychiatrist, I see what smartphones are doing to kids’ mental health – and it’s terrifying” su The Guardian
Immagine generata con DALL_E 3.

