Un’analisi condotta da Surfshark sui principali chatbot AI disponibili sull’App Store rivela notevoli differenze nelle pratiche di raccolta dei dati personali. Meta AI emerge come il più invasivo, raccogliendo 32 dei 35 tipi di dati possibili (oltre il 90%), tra cui informazioni finanziarie, sanitarie e dati sensibili come orientamento sessuale, affiliazioni politiche e informazioni biometriche. Segue Google Gemini con 22 tipologie, mentre ChatGPT si limita a 10 categorie ed evita il tracking pubblicitario.
Lo studio mostra che tutti i chatbot presi in esame raccolgono almeno alcuni dati personali, con una media di 13 tipologie su 35. Il 45% delle app rileva la posizione geografica e il 30% traccia gli utenti per scopi pubblicitari. Meta AI e Copilot sono gli unici a collegare i dati raccolti all’identità dell’utente per la visualizzazione di pubblicità di terze parti, mentre Copilot, Poe e Jasper vendono informazioni a data broker. DeepSeek, che archivia i dati sui server in Cina, si colloca in una posizione intermedia ma ha già subito una violazione che ha esposto oltre un milione di conversazioni.
L’analisi sottolinea l’importanza di valutare attentamente le policy di privacy e di considerare i rischi legati alla condivisione di informazioni sensibili con queste applicazioni.

