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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Coscienza artificiale, lo studio di Anthropic su Claude

la coscienza dell'IA rappresentata con un cervello digitale

Uno nuovo studio di Anthropic, firmato dal ricercatore Jack Lindsey, ha riacceso il dibattito sulla possibile coscienza artificiale dei modelli linguistici, in particolare di Claude. La ricerca ha individuato uno spazio di lavoro mentale interno al sistema, capace di trattenere informazioni rilevanti e mostrare tracce di ragionamento, un meccanismo che richiama la teoria dello spazio di lavoro globale di Bernard Baars e Stanislas Dehaene.

Lo studioso di coscienza che firma l’articolo esprime però forti dubbi. Richiamando il filosofo Thomas Nagel, ricorda che la coscienza riguarda il sentire, mentre l’intelligenza artificiale riguarda il fare. Confondere le due dimensioni sarebbe un errore della psicologia umana, non una scoperta sulla realtà. I risultati, aggiunge, non soddisfano i requisiti della teoria, perché in Claude manca l’attività ricorrente tipica del cervello.

Resta una differenza di fondo legata alla natura del cervello, non riducibile a un computer di materia organica, poiché hardware e software non si separano come nei sistemi artificiali. L’elaborazione di Claude, conclude l’autore, non è più vicina alla coscienza di una simulazione meteorologica a un vero uragano.

Leggi l’articolo completo “Once again we are told AI may be conscious – I study consciousness, and I have my doubts” su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (06/02/2025).

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