La Country Digital Song Sales di Billboard ha un nuovo leader. Si chiamano Breaking Rust e il loro brano “Walk My Walk” ha convinto milioni di persone. Timbro ruvido, atmosfera da saloon, testi che paiono scritti da chi ha attraversato il deserto più volte. Solo che qui nessuno ha mai attraversato nulla. Dietro quella performance c’è dell’intelligenza artificiale. Le clip promozionali sono realizzate da software. E lo stesso anche per le foto. L’autore accreditato si chiama Aubierre Rivaldo Taylor, ma cercandolo in rete si trovano solo tracce digitali sparse, nessun profilo reale.
La presenza online del gruppo gioca sulla carta del mistero. Immagini di orizzonti improbabili, scenari western costruiti al computer. Gli stream su Spotify superano abbondantemente i due milioni al mese, con decine di migliaia di persone che seguono i loro canali. Ma dal vivo nessuno li ha mai visti. Test condotti con programmi specializzati indicano che “Walk My Walk” ha tra il 60% e il 90% di probabilità di essere totalmente sintetica.
Altri artisti virtuali hanno già segnato il territorio. Velvet Sundown ha oltrepassato il milione di riproduzioni. Xania Monet ha firmato per tre milioni di dollari, diventando la prima cantante non umana a entrare nelle classifiche di vendita americane. Il confine si sposta continuamente.
Le posizioni dell’industria
Piattaforme come Suno e Udio permettono a chiunque di creare una canzone partendo da una descrizione testuale. Deezer ha preso una posizione netta, segnalando chiaramente quando un pezzo è opera dell’IA. Gli altri attori del mercato restano ambigui.
Chi suona strumenti veri guarda tutto questo con crescente inquietudine. Il genere country si è sempre costruito attorno a storie autentiche, dolori reali, vite difficili raccontate attraverso la musica. Ora le star del momento non hanno vissuto niente di tutto questo. Potrebbe trattarsi della prima finzione collettiva che il pubblico volontariamente sceglie di abbracciare. Oppure semplicemente “Walk My Walk” ha quella combinazione di elementi che funziona.
Una tendenza già in corso
Breaking Rust rappresenta l’evoluzione di un trend già avviato. Su TikTok circolano da mesi brani che imitano Drake, The Weeknd o Ariana Grande. Accumulano milioni di ascolti, per poi scomparire a causa di violazioni di copyright. FN Meka, rapper digitale sotto contratto con Capitol Records, ha retto appena nove giorni prima che scoppiasse lo scandalo sugli stereotipi. Il progetto sudcoreano MAVE sperimenta performance vocali in diverse lingue generate da algoritmi. Questi tentativi sono stati, se non fallimentari, almeno fugaci. I Breaking Rust hanno centrato ciò che gli altri hanno mancato: non imita nessuno, non provoca scandali. “Esiste” e funziona.
L’IA sa produrre musica che piace. Questo è fattuale. Rimane una domanda scomoda: l’arte ha ancora bisogno di chi l’ha vissuta? Una canzone può emozionare anche senza nascere da una storia vera? La nascita e il seguito che gli “ARTISTI AI” hanno ci dimostra che, probabilmente, la fonte dell’emozione non ci è mai interessata. Ad essere interessante per noi è l’emozione in sè. C’è chi dice che bisogna distinguere l’artista dall’arte che produce e se è vero, in questo caso, i musicisti sono artificiali ma ciò che evocano, stando ai numeri, molto reale.
Leggi l’articolo completo “Il cowboy che non esiste: una canzone generata dall’Ai in vetta alle classifiche americane” su La Stampa.
Guarda il video musicale “Walk My Walk” su YouTube.
Immagine presa dall’account Instagram ufficiale di BreakingRust.

