Più di quattro adulti su dieci nel Regno Unito sarebbero disposti a utilizzare l’intelligenza artificiale per il supporto alla salute mentale. È quanto emerge da una ricerca della Bournemouth University, che ha intervistato circa 31.000 adulti in 35 paesi sull’uso di modelli come ChatGPT.
I risultati sono significativi: il 41% dei britannici e il 61% degli intervistati a livello globale userebbe l’IA per consulenze psicologiche. Un quarto dei britannici delegherebbe all’IA l’istruzione dei propri figli, mentre il 45% nel mondo si fiderebbe di un modello per svolgere il ruolo del medico — percentuale più alta nei paesi dove la sanità è costosa e poco accessibile.
La responsabile dello studio, la dottoressa Ala Yankouskaya, comprende l’attrattiva: chi soffre di depressione non vuole aspettare mesi per un appuntamento. Tuttavia avverte che questi strumenti non sostituiscono i professionisti, poiché il linguaggio dei chatbot risulta spesso vago e privo di diagnosi precise, oltre agli episodi in cui sono stati messi in pericolo dei giovani vulnerabili.
Nonostante ciò, il dato più elevato di fiducia riguarda la compagnia: oltre tre quarti delle persone nel mondo parlerebbe con un’IA come fosse un amico. Per tutti questi motivi, l’associazione Mind ha risposto lanciando una commissione dedicata, convinta che l’IA possa migliorare la vita di chi soffre di problemi mentali, ma solo se sviluppata responsabilmente e con adeguate misure di tutela.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (10/02/2025).

