Un padre chiede a ChatGPT di scrivere una fiaba per la figlia, in stile Dr Seuss. Bastano pochi secondi. È un piccolo episodio, ma racchiude il dilemma che l’economista Daniel Susskind pone da anni: come prepariamo i nostri bambini a un futuro che noi stessi facciamo fatica a immaginare?
La tentazione, di fronte all’intelligenza artificiale, è quella di alzare barriere: vietarla a scuola, accusare gli studenti che la usano di “imbrogliare“. Ma è una strada miope. Se l’IA rende alcuni compiti troppo facili, forse non è colpa loro: siamo noi adulti a dover rendere l’istruzione più stimolante. Susskind smonta anche il mito delle competenze “a prova di futuro“: nel 2013 l’Inghilterra investì tutto sull’insegnamento del coding, convinta che fosse la chiave per il domani. Oggi è proprio ciò in cui l’IA eccelle di più. La sua proposta si ispira, paradossalmente, alla calcolatrice: negli anni ’80 la matematica britannica fu divisa in due, una parte da studiare senza strumenti, una con. La stessa logica, sostiene, va applicata all’IA: insegnare entrambe le cose, valutare entrambe le cose.
Il vero antidoto, però, resta tornare alle basi: lettura, calcolo, pensiero critico. Solo così sapremo distinguere quando l’IA è un genio – o un idiota. Il messaggio finale è un invito alla fiducia guidata: usare l’immaginazione dei più giovani, non reprimerla, per scoprire insieme cosa questa tecnologia può davvero regalarci.
Leggi l’articolo completo I’m a father of three who studies the impact of artificial intelligence: this is what parents need to know about AI su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (02/03/2026).

