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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Dal prompt alla piazza: la propaganda musicale della destra

immagine di un uomo simile a Benito mussolini con la scritta "verybody viva il duche". senso: la slopaganda dell'estrema destra con la musica generata da ia

Negli ultimi anni, complici gli algoritmi, ci siamo sentite e sentiti dire un sacco di volte che certe frasi e certi gesti sono delle “goliardate”. A un certo punto mi sono chiesta cosa fosse davvero una goliardata, e in quale contesto originale nascesse quella parola. La goliardia è la spensieratezza e la voglia perenne di far festa che caratterizza degli universitari e l’irriverenza giocosa di chi prende in giro tutto e tutti. Nel 2026 questa parola sembra essersi trasformata nel termine ombrello sotto cui infilare tutto ciò che il “politicamente corretto” non permetterebbe di dire senza beccarsi almeno un’occhiataccia da un’amica o un amico.

“Everybody Viva el Duche”, la goliardia con il salvacondotto


È proprio sotto l’alibi dell’ironia e della memetica che si piazza il primo caso: “Everybody Viva el Duche”. Nasce a dicembre 2025 come parodia dichiarata di un creator che si fa chiamare “Il Gravel”, generata per intero con l’intelligenza artificiale, base che incrocia dance e ritmi latini, un ritornello semplice e ripetitivo, “bam bam bam” . Diventa la colonna sonora di numerosi video su TikTok, scala la Viral 50 di Spotify (da cui poi viene rimossa). Ad un certo punto però smette di essere una battuta e viene trasmessa dal programma radiofonico “La Zanzara “come prova generale di trasgressione anti-woke.. Come se non bastasse il 13 giugno 2026, la stessa canzone, parte dal camion in testa al corteo del Comitato Remigrazione e Riconquista a Roma, cantata a memoria da migliaia di persone tra saluti romani e cori contro gli antifascisti. Una canzone generata con un prompt, per scopi ludici diventata l’inno di una piazza vera.

Cade la maschera


Con “Remigrazione unica soluzione” il discorso cambia. Qui la cornice ironica non c’è mai stata. L’autore, Giulio Curatella, ex leghista poi passato in Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci, non si nasconde dietro nessuna parodia: canta apertamente di rimpatri forzati, di “fratelli d’acciaio”, di un’Italia che “si risveglia” e “non china più il capo”. Il brano, anche questo generato con l’intelligenza artificiale, arriva persino a infilare un passaggio in latino, una liturgia identitaria improvvisata, giusto per darsi un tono da eternità. Eppure la diffusione segue lo stesso identico canale del brano precedente. Prima i video TikTok, poi lo stesso boost mediatico, ancora La Zanzara, che lo trasmette in piazza al Festival dell’Economia di Trento tra saluti fascisti documentati dalle cronache locali. Per inciso, questo non è un fenomeno solamente italiano. Nel Regno Unito il partito Advance UK ha finanziato un intero artista virtuale generato con l’intelligenza artificiale per veicolare islamofobia, in Germania un brano IA in stile Schlager ha scalato le classifiche normalizzando insulti razzisti, in Francia TikTok viene saturata da jingle sintetici a favore del Rassemblement National. Probabilmente tutti generati con gli stessi prompt e gli stessi softwa

L’arcinemico dell’ecosistema digitale

Com’è possibile che non ostante le automazioni e i filtri e le segnalazioni questi contenuti siano comunque online e ci rimangano? Beh, l’ecosistema digitale ha un solo e unico arcinemico: il diritto d’autore. I sistemi sono molto più efficiente nel difendere il copyright che la qualità del dibattito pubblico. Una cover caricata senza autorizzazione può sparire in pochi minuti, un inno politico antidemocratico, se resta entro certi confini, può finire persino in una piazza. Lo stesso vale per i generatori musicali come Suno e Udio. I filtri esistono e impediscono di creare contenuti esplicitamente violenti o di celebrazione dell’estremismo. Ma, come spesso accade con l’intelligenza artificiale, aggirarli è meno difficile di quanto sembri. Basta sostituire alcune parole, ricorrere a metafore, slogan allusivi o riferimenti storici facilmente riconoscibili dalle comunità di riferimento perché il risultato conservi lo stesso significato. Non serve chiedere un “inno di estrema destra”, è sufficiente descrivere una presunta “rinascita della patria”, un “ritorno dell’ordine” o una “riconquista culturale” perché il modello produca un brano perfettamente utilizzabile. L’intelligenza artificiale, come spesso sottolineato, non crea nuove ideologie e forse non ne è in grado. Quello che sa fare è rendere la propaganda più economica, infinitamente più facile da distribuire e in maniera quasi del tutto anonima. Se ieri servivano musicisti, studi di registrazione, una rete di diffusione e uno o più volti pronti a prendersi la responsabilità di ciò che veniva cantato, oggi bastano un prompt e pochi minuti. E quando produrre un inno diventa così semplice, la domanda non è più cosa possa fare l’IA, ma se le piattaforme siano davvero pronte a distinguere tra una violazione del copyright e una violazione dello spazio democratico. In ambo i casi, comunque, chiamarla goliardia sembrerebbe solo coprire quello di cui realmente stiamo parlando: propaganda confezionata per sembrare innocua.

Immagine ricavata da YouTube.