Mentre l’espansione dell’intelligenza artificiale spinge la costruzione di nuovi datacenter, alcune organizzazioni ambientaliste lanciano l’allarme sull’inquinamento da PFAS, i cosiddetti “forever chemicals” utilizzati nei sistemi di raffreddamento e nei componenti elettronici. Queste sostanze, persistenti nell’ambiente, sono associate a gravi effetti sulla salute.
I PFAS comprendono infatti oltre 16.000 composti chimici associati a gravi patologie come cancro, disturbi riproduttivi e malformazioni, che non si degradano naturalmente e si accumulano nell’ambiente. Nei datacenter sono presenti nei sistemi di raffreddamento, nei cavi e nelle apparecchiature elettroniche, dando luogo a rischi di dispersione diretta e indiretta. La produzione e lo smaltimento dei rifiuti elettronici di queste infrastrutture aumentano ulteriormente il rischio di contaminazione.
Il settore, che già consuma grandi quantità di energia e acqua, potrebbe dunque avere un impatto ambientale e climatico superiore a quanto stimato. Di fronte alla scarsità di dati e all’assenza di normative, alcune coalizioni ambientaliste statali spingono per una regolamentazione più rigorosa, chiedendo trasparenza sull’uso e lo smaltimento dei Pfas. L’industria sostiene che le emissioni siano minime, ma esperti e attivisti sottolineano che i rischi a lungo termine restano poco studiati.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (23/02/2025).

