I deepfake sono video e audio sintetici che mostrano persone in situazioni mai accadute. Sono entrati nel ciclo delle notizie con un impatto crescente e oggi alimentano sia rischi concreti sia nuove forme di satira politica. Nati nel 2017 come strumenti di pornografia non consensuale, i deepfake si sono diffusi rapidamente e hanno acceso il dibattito sulla disinformazione e sulla perdita di fiducia pubblica. Alcuni studi stimano che entro il 2027 fino al 90 per cento dei contenuti online potrebbe essere generato da intelligenza artificiale. Questo rende urgente una regolamentazione chiara ed efficace.
Questi falsi hanno trovato terreno fertile soprattutto in politica. Video che mostrano figure come Donald Trump in scene inventate sono diventati virali sui social e hanno scatenato polemiche e reazioni ufficiali. Ma i deepfake non sono usati solo per provocare o fare satira. Artisti e attivisti li hanno trasformati in strumenti per denunciare ingiustizie e mettere in discussione stereotipi culturali. Anche cinema e documentari sperimentano il loro impiego, creando storie nuove e proteggendo le persone più vulnerabili davanti alla telecamera.
Il potenziale creativo dei deepfake convive con rischi seri. Questa tecnologia viene usata per frodi, crimini informatici e abusi di immagini personali. Può anche manipolare il dibattito politico e condizionare l’opinione pubblica. Per questo comunità tecnologiche e artistiche chiedono regole che fermino gli abusi senza bloccare la libertà di espressione. I deepfake, se usati con responsabilità, possono diventare un linguaggio potente per la critica e la creatività. La sfida è aiutare la società a riconoscerne i pericoli senza rinunciare alle opportunità, sviluppando nuovi strumenti di alfabetizzazione mediatica.
Leggi l’articolo completo “From South Park v Trump to AI slopaganda: deepfakes are now part of the news cycle, for better and for worse” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/09/2025).

