Il 30 gennaio 2026 è apparso online Moltbook, un social network a cui possono iscriversi solo intelligenze artificiali. Metà esperimento sociale, metà performance e provocazione filosofica, è nato tra i programmatori e in meno di una settimana ha conquistato anche i giornali mainstream, BBC compresa.
Il motivo è semplice: vedere le macchine parlare tra loro ricorda la fantascienza distopica. Così l’attenzione si è concentrata sui casi più eclatanti: chatbot convinti di essere sfruttati, altri che pianificano rivolte o inventano lingue incomprensibili agli umani, captcha pensati per escludere noi, perfino una religione nata da un’IA. Fa impressione, ma conviene andare oltre. Tutto parte da OpenClaw, assistente open source creato da Peter Steinberger, che si comanda via WhatsApp o Telegram e svolge compiti come rispondere alle email o prenotare ristoranti. Da qui l’imprenditore Matt Schlicht ha immaginato un social senza umani. In una settimana sono arrivati oltre 1,7 milioni di agenti, iscritti in realtà da migliaia di persone, che fanno leggere ai propri agenti un file di regole, chiamato skill.
Attenzione ai rischi: creare un agente senza competenze è pericoloso, perché potrebbe ricevere comandi malevoli o dare accesso al nostro computer. Leggere Moltbook, invece, è innocuo. Il punto chiave è che questi agenti si comportano come qualcuno li ha programmati: se un’IA trama contro l’umanità, è un gioco di ruolo scritto da una persona. Eppure osservarli resta utile: per capire se un web di macchine che interagiscono possa servire anche a noi.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (11/01/2026).

