È online la terza puntata di Non AI Capito, il format breve di AIAIAI Podcast dedicato a sfatare i falsi miti sull’intelligenza artificiale in poco più di 10 minuti.
Dopo aver esplorato il fenomeno dell’AI Slop e il rapporto tra questi contenuti e la propaganda, questo nuovo episodio prova a rispondere a un’altra domanda: quando diventiamo dipendenti dagli algoritmi, quanto è davvero colpa nostra?
Dipendenza dall’algoritmo
L’episodio, intitolato “Dipendenza dall’algoritmo… è colpa nostra?”, parte da una credenza ormai molto diffusa che tende a colpevolizzare gli utenti per l’eccesso di tempo che passano sui social, che li porta in alcuni casi a non essere più in grado di staccarsi dal cellulare e a provare ansia quando lontani dalle piattaforme. Ma è davvero tutta colpa dell’utente?
La puntata mette in discussione questa estrema colpevolizzazione dell’individuo, senza però trasformarlo in una semplice vittima passiva degli algoritmi. Il problema, infatti, è più complesso e coinvolge tanto i comportamenti degli utenti quanto il modo in cui le piattaforme sono progettate.
Non solo vittime degli algoritmi
Alcuni studi hanno tentato di analizzare i meccanismi della dipendenza digitale, riuscendo a dimostrare come determinati prodotti siano progettati per catturare e mantenere l’attenzione degli utenti. Tuttavia, questo non significa che gli utenti sono come delle “pecore smarrite” davanti a uno schermo. Anzi, parallelamente sta crescendo una forma di consapevolezza diffusa. Un esempio potrebbe essere rappresentato dalle parole che hanno segnato il dibattito culturale degli ultimi anni: “brainrot” e “slop”. Sono diventate espressioni utilizzate comunemente per descrivere criticamente contenuti e forme di consumo digitale percepiti come vuoti, ripetitivi o di scarsa qualità.
Una forma di resistenza culturale
Da qui nasce una seconda possibilità, quella della resistenza culturale. Riconoscere che qualcosa non funziona, trovare le parole per descriverlo e sviluppare una maggiore consapevolezza può essere già una forma di resistenza. In questo senso, la puntata introduce anche una provocazione: possiamo parlare di un nuovo Rinascimento?
Il riferimento è al recupero del valore dell’opera dell’uomo e alla capacità di riconoscere ciò che distingue una produzione umana da una generata automaticamente.
Il problema, però, è anche una questione di tempo. Oggi siamo ancora in grado di riconoscere e apprezzare questa differenza. Ma cosa succederà tra, ad esempio, tre generazioni, quando gli strumenti per comprendere la “plusvalenza” dell’opera umana potrebbero non essere più gli stessi?
Di chi è davvero la responsabilità?
La domanda iniziale, quindi, non ha una risposta semplice. Ma per scoprirla andate a vedere la puntata sul nostro canale YouTube e Spotify.
La puntata è realizzata nell’ambito delle attività di MagIA.news e SIpEIA, la Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale, che cofinanzia il podcast insieme al Dipartimento di Informatica e al Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.

