A un anno dal lancio di DeepSeek, l’Europa cerca ancora disperatamente il suo campione nell’intelligenza artificiale. Difatti, mentre le relazioni transatlantiche si deteriorano, il continente non ha ancora trovato la formula per diventare autosufficiente in un settore cruciale.
Le aziende statunitensi dominano l’intera filiera dell’IA, dalla produzione di processori alla capacità dei datacenter, fino allo sviluppo di modelli. Nvidia, Google, Meta, OpenAI e Anthropic hanno conquistato una posizione di vantaggio che sembra ormai insuperabile, accaparrandosi anche la quota maggiore degli investimenti globali. Per alcuni il gap è definitivo: il capo dell’autorità belga per la sicurezza informatica ha dichiarato al Financial Times che l’Europa deve ormai accettare la dipendenza dalle infrastrutture americane. Nonostante ciò, però, Regno Unito e Unione europea non si arrendono e hanno stanziato centinaia di milioni per ridurre la subordinazione tecnologica e il successo di DeepSeek, il laboratorio cinese che un anno fa lanciava un modello economico rivoluzionario, dimostra che esistono metodi alternativi, dimostrando quanto sia ingenua la convinzione che l’innovazione si faccia solo negli Stati Uniti.
Pertanto, i laboratori europei puntano sull’open source: modelli aperti, come, ad esempio, Apertus e modificabili che moltiplicano il ritmo dell’innovazione per far fronte alle tensioni geopolitiche in aumento e alle minacce dell’amministrazione Trump che rendono la sovranità digitale un tema necessario.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/06/2025).

