Isabel Brooks stava sfogliando un album fotografico a casa di sua nonna quando si è imbattuta in una foto di sua madre da bambina. L’ha fotografata con il telefono e gliel’ha inviata, ma sullo schermo appariva più luminosa e vivida rispetto alla versione fisica che tenevo in mano.
Quest’episodio le ha fatto dubitare se il suo telefono stesse aumentando il contrasto o altre caratteristiche delle immagini sul suo dispositivo a sua insaputa. Per tale motivo, per darsi una risposta, Brooks ha scaricato un’app con una funzione di elaborazione zero che permette di scattare foto senza alterazioni e, confrontando le immagini che la sua fotocamera scatta automaticamente con quelle dell’app, i risultati sono scioccanti: le foto grezze prive di elaborazione avevano colori tenui e delicati, bordi più morbidi e una leggera granulosità, mentre quelle rielaborate erano splendide e nitide. La ragione di questa differenza ha a che fare con l’apprendimento automatico, utilizzato praticamente da ogni grande produttore di smartphone per migliorare le foto scattate con le loro fotocamere.
Pertanto, le aziende tecnologiche stanno prendendo decisioni per nostro conto su come appaiono le nostre foto, e, di conseguenza, anche le nostre vite, con un’abitudine sempre crescente verso tecnologie che rendono la realtà sempre più levigata e abbellita, condita da foto luminose che condizionano fortemente questo mezzo espressivo.
Leggi l’articolo completo Now that phones alter our photos without us knowing, how do we know what’s real? su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (07/11/2025).

