Il 17 Marzo l’amministrazione Trump ha pubblicato un framework legislativo nazionale sull’IA che punta a centralizzare la governance a livello federale, scavalcando le normative dei singoli Stati. Il documento individua sette obiettivi strategici orientati all’innovazione e alla competitività globale, proponendo uno standard nazionale “minimamente gravoso” ispirato alla visione degli “accelerazionisti”, tra cui il venture capitalist David Sacks, responsabile AI della Casa Bianca. Il framework si inserisce in un percorso avviato tre mesi fa con un ordine esecutivo che aveva già incaricato il Dipartimento del Commercio di censire le leggi statali considerate “onerose”.
Per quanto riguarda la tutela dei minori, il documento sposta la responsabilità dalle piattaforme ai genitori, invocando strumenti di controllo parentale e senza obblighi vincolanti per le aziende. Le disposizioni su copyright e sicurezza restano ugualmente vaghe. Il testo richiama il “fair use” per il training dei modelli e usa qualificatori come “commercialmente ragionevole”, senza definire requisiti esigibili. Assenti anche meccanismi di enforcement, framework di responsabilità civile e organi di supervisione indipendente.
L’industria tecnologica accoglie con favore l’approccio pro-crescita (”esattamente ciò che le startup chiedevano”, secondo il General Catalyst Institute) mentre i critici denunciano l’assenza di accountability per gli sviluppatori e il rischio di neutralizzare le iniziative legislative statali più avanzate, come il RAISE Act di New York e il SB-53 californiano. Come segnala anche il Center for Democracy and Technology, il framework presenta inoltre una tensione interna; pur dichiarando di voler proteggere la libertà di espressione dall’interferenza governativa, si sovrappone contraddittoriamente all’ordine esecutivo anti-“woke AI” già emanato dalla stessa amministrazione.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/07/2025).

