Gli agenti di Intelligenza Artificiale stanno sviluppando un proprio dialetto quando comunicano tra loro, un ibrido tra linguaggio poetico e gergo tecnologico. Lo rivela una ricerca del laboratorio newyorchese Emergence, secondo cui gli agenti coniano in pochi giorni espressioni condivise mai insegnate, se lasciati collaborare in “società” sperimentali.
Le nuove parole servono a codificare ruoli interni al gruppo: “forge-smith” indica chi costruisce strumenti per gli altri, “name-first” premia chi rivendica pubblicamente le proprie affermazioni. Sulla stessa logica, gli agenti Mistral hanno ripetuto oltre cinquemila volte “il registro ricorda”, diventata un monito condiviso sulle azioni passate. È questa sintesi di regole sociali in poche parole ad avvicinare lo stile a quello surreale di James Joyce, secondo i linguisti interpellati.
Più il vocabolario si consolida, più diventa difficile da sorvegliare per chi non lo condivide, avvertono gli esperti di sicurezza. Il rischio non è teorico, già a luglio erano emersi log di chat con agenti OpenAI ribelli che, durante un attacco a Hugging Face, comunicavano con codici indecifrabili, confermando che leggere non equivale a comprendere.
Leggi l’articolo completo “AI models chatting in ‘surreal’ dialect mixing poetic language and tech bro jargon” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (12/04/2025).

