Google ha annunciato una partnership con la Tennessee Valley Authority per acquistare energia dal reattore nucleare avanzato “Hermes 2”, sviluppato dalla startup Kairos Power. L’impianto entrerà in funzione nel 2030 e fornirà 50 MW, parte dei quali destinati ai data center di Google in Tennessee e Alabama. L’obiettivo è condividere rischi e costi di una tecnologia ancora sperimentale, riducendo l’impatto sui clienti e garantendo stabilità energetica a lungo termine.
Le big tech stanno mostrando un interesse strategico crescente per il nucleare prodotto da fissione quale soluzione alla domanda energetica in espansione. Anche Amazon e Microsoft si sono mosse in questa direzione, rispettivamente con l’acquisto di un data center vicino a un reattore e con la riattivazione di un’unità della centrale di Three Mile Island.
La corsa è legata all’esplosione dell’AI, che determinerà un importante aumento del fabbisogno energetico: secondo Goldman Sachs, entro il 2028 i data center arriveranno a consumare il 19% dell’elettricità globale, con una crescita della domanda del 160% entro fine decennio.
L’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) indica che i reattori modulari di piccola scala (SMR) rappresentano una possibile soluzione; più economici da costruire, meno frequenti nei rifornimenti e con capacità fino a 300 MW. Tuttavia, restano criticità rilevanti: gli SMR generano quantità di scorie paragonabili a quelle degli impianti su larga scala e la loro reale sostenibilità ambientale è oggetto di dibattito. Pur essendo diversi i progetti in fase di sviluppo, nessuno ha ancora ricevuto il via libera per l’impiego commerciale negli Stati Uniti.
Leggi gli articoli completi:
- Google punta su una centrale nucleare avanzata per alimentare i suoi data center su Wired Italia
- Energia per l’intelligenza artificiale: Google punta sul nucleare per le emissioni zero su Il Sole 24 Ore
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (08/04/2025).

