A Wuhan, nel cuore della Cina, una sera i robotaxi si sono fermati tutti insieme, in mezzo alla strada, con le luci di emergenza accese. Nessun incidente, nessuna collisione: solo un “guasto di sistema” che ha messo fuori uso diversi veicoli a guida autonoma della flotta Apollo Go, il servizio di taxi senza autista sviluppato da Baidu, uno dei colossi tecnologici cinesi.
Le immagini, riprese dal finestrino di un’auto di passaggio, mostrano lunghe file di veicoli bloccati dietro ai taxi immobili. Il traffico si è paralizzato e gli automobilisti hanno dovuto improvvisare percorsi alternativi per aggirare gli ostacoli metallici fermi in carreggiata. L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza dei veicoli autonomi in contesti urbani reali. Wuhan, difatti, è una delle città cinesi dove la mobilità senza conducente è più diffusa e Baidu ha investito miliardi per affermarsi come leader del settore.
Nonostante questo, però, un blackout collettivo della flotta, per quanto non abbia causato danni fisici, solleva domande legittime: cosa succede quando il sistema fallisce? Chi è responsabile? E soprattutto, quanto sono davvero pronti questi veicoli ad affrontare l’imprevedibilità del traffico quotidiano? La guida autonoma avanza rapidamente, ma episodi come questo ricordano che tra la promessa tecnologica e la sua applicazione su larga scala c’è ancora strada da fare.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (23/06/2025).

