Organizzazioni di tutto il mondo sono in corsa per sviluppare un’etichetta universalmente riconosciuta per i prodotti “fatti dall’uomo“, nel contesto della crescente reazione contro l’uso dell’intelligenza artificiale.
Difatti, dichiarazioni come “Proudly Human“, “Human-made” e “AI-free” compaiono già su film, libri e siti web, mentre BBC News ha contato almeno otto iniziative diverse che puntano a ottenere lo stesso riconoscimento globale del logo “Fair Trade“. Con così tante etichette in competizione, però, gli esperti avvertono che i consumatori rischiano di trovarsi ancora più disorientati. Questo è dovuto soprattutto al fatto che alcune certificazioni sono scaricabili gratuitamente senza alcuna verifica; altre, come aifreecert, prevedono audit rigorosi con analisti professionisti e software di rilevamento. Il nodo centrale, tuttavia, resta tecnico: l’IA è oggi integrata in quasi ogni piattaforma digitale, rendendo difficile stabilire con certezza cosa significhi davvero “AI-free“. Come osserva la ricercatrice Sasha Luccioni, serve un approccio a spettro, non una risposta binaria.
Il dibattito è particolarmente acceso nel mondo dell’editoria e del cinema. Faber and Faber ha introdotto il timbro “Human Written” su alcuni libri, mentre in Australia Proudly Human verifica ogni fase della pubblicazione. Nel cinema, il thriller Heretic con Hugh Grant ha dichiarato esplicitamente nei titoli di coda l’assenza di IA generativa. Il consenso degli esperti è unanime: l’autocertificazione non basta, serve uno standard globale condiviso e verificabile.
Leggi l’articolo completo Race on to establish globally recognised ‘AI-free’ logo su BBC.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (25/06/2025).

