Tradurre non è mai stato solo trasferire parole da una lingua all’altra. È entrare in un mondo, abitarlo, sentirlo. Lo sa bene chi ha studiato una lingua straniera: si impara davvero solo quando la si ama, quando ci si lascia affascinare dalla cultura che la abita. Oggi, però, questa esperienza rischia di diventare obsoleta in quanto l’intelligenza artificiale sta per rendere superfluo l’apprendimento delle lingue: basterà uno smartphone per capire e farsi capire in qualsiasi idioma, in tempo reale.
Ad esempio, DeepL, società tedesca specializzata in traduzione automatica, ha presentato di recente un sistema di interpretazione vocale istantanea che segna una svolta difficilmente reversibile. La macchina sostituirà l’interprete — figura da sempre sospesa tra mediatore e diplomatico, capace non solo di tradurre parole ma di navigare culture, sfumature, silenzi. Lo farà in modo più preciso, più neutro, più economico. Il prezzo di tutto ciò, però, è enorme: se nessuno studierà più le lingue, la conoscenza dell’altro — delle sue abitudini, della sua mentalità, del suo modo di stare al mondo — resterà patrimonio delle macchine, non delle persone. E la comprensione autentica tra culture diverse non si delega a un algoritmo.
Oltre a quanto appena detto, c’è poi un’altra perdita, più sottile: quella della cortesia insita nel tentare, anche imperfettamente, di parlare la lingua di qualcun altro, che costituisce un gesto umano, carico di rispetto e meraviglia, che nessuna IA potrà mai davvero replicare.
Leggi l’articolo completo AI will make language barriers disappear – and diminish our understanding of other cultures su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (10/05/2026).

