Uno studio condotto da due economisti in Danimarca rileva che i chatbot di IA generativa non hanno avuto un impatto significativo sul lavoro o sui salari. Anders Humlum dell’Università di Chicago e Emilie Vestergaard dell’Università di Copenhagen hanno esaminato 11 professioni considerate vulnerabili rispetto all’automazione, tra cui sviluppatori software, giornalisti e insegnanti. Per farlo, hanno preso in esame i dati relativi a 25.000 lavoratori in 7.000 luoghi di lavoro in Danimarca tra il 2023 e il 2024. Nonostante l’elevata adozione dell’IA, i risultati economici misurabili si sono rivelati molto limitati.
Secondo la ricerca, gli utenti di chatbot AI riportano un risparmio di tempo medio di appena il 2,8%, equivalente a circa un’ora su quaranta. La conclusione contrasta con precedenti studi controllati che stimavano benefici in termini produttività intorno al 15%. I due autori hanno osservato che gli altri studi si sono concentrati su professioni con un alto potenziale di produttività legato all’IA, mentre i lavoratori reali non operano in condizioni ideali o controllate. Inoltre, hanno sottolineato che solo una piccola percentuale (3-7%) dei guadagni di produttività si traduce effettivamente in stipendi maggiori per i lavoratori.
Nonostante gli ingenti investimenti in infrastrutture AI del settore tecnologico e la rapidità d’adozione “straordinariamente rapida” dei chatbot IA, il loro impatto economico reale “non ha spostato l’ago della bilancia”, concludono i due economisti. Per Humlum, per quanto esistano potenziali benefici, siamo ancora in una fase intermedia, in cui i datori di lavoro stanno cercando di comprendere come sfruttare queste tecnologie.
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