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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

L’IA sta impedendo ai giovani di imparare a crescere

Due amici che parlano tra di loro al parco

Nel 2023 un professore scoprì che i suoi studenti digitavano le sue domande su ChatGPT e leggevano ad alta voce le risposte generate come se fossero le proprie. All’epoca sembrò un semplice caso di pigrizia cognitiva, ma ripensandoci era qualcosa di più profondo che prende il nome di “emotional offloading” e riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale per ridurre l’energia richiesta nelle interazioni umane.

Difatti, oggi molti giovani si affidano all’IA in modi sottili ma pervasivi. Sulle app di incontri la usano per sembrare più sicuri, su Hinge verificano i messaggi prima di inviarli, in classe la usano persino per scrivere scuse dopo aver barato. Non si tratta solo di evitare lo sforzo dei compiti, ma di schivare lo stress delle conversazioni non pianificate, il rischio di sembrare stupidi o di fare brutta figura. Il problema, però, è che crescere significa proprio questo: sbagliare, imbarazzarsi, imparare dall’esperienza. Per questo motivo, come le calcolatrici indeboliscono le capacità aritmetiche e il GPS il senso dell’orientamento, l’eccessivo affidamento all’IA rischia di atrofizzare le nostre competenze sociali, considerando anche che i giovani tra i 18 e i 25 anni rappresentano da soli il 46% degli utenti di ChatGPT.

Pertanto, è bene tenere a mente che l’IA è addestrata per darci sempre ragione, non per dirci ciò di cui abbiamo bisogno. A proposito di quanto detto, uno studio di Stanford dimostra che parlare con bot adulatori riduce la nostra disponibilità a riparare conflitti reali, aumentando al contempo la dipendenza da questi strumenti.

Leggi l’articolo completo Students Are Skipping the Hardest Part of Growing Up su The New York Times.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (31/01/2026).

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