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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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IA in Italia: luci e ombre del nuovo disegno di legge

IA-Legge italiana

Il panorama normativo italiano in materia di intelligenza artificiale sta assumendo contorni sempre più definiti, con l’attuale discussione parlamentare del disegno di legge A.C. 2316 approvato dal Senato il 20 marzo 2025 e atteso ora alla Camera, recante “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”. Questo intervento legislativo si colloca in un contesto economico e tecnologico in rapida evoluzione, caratterizzato dalla crescita esponenziale del mercato dell’IA che, secondo i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, ha raggiunto nel 2024 i 1,2 miliardi di euro, con un incremento del 58% rispetto all’anno precedente.

Il provvedimento ha la finalità di coordinamento con il Regolamento (UE) 2024/1689, meglio noto come “AI Act”, che rappresenta il primo quadro normativo organico a livello mondiale sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, improntato a principi di proporzionalità, trasparenza e sicurezza.

Il contesto e le opportunità economiche

Lo sviluppo e l’adozione dell’intelligenza artificiale presentano opportunità significative per l’economia italiana. Uno studio commissionato da Google e condotto da Implement Consulting Group ha stimato che un’adozione su larga scala dell’IA generativa potrebbe incrementare il PIL italiano di 150-170 miliardi di euro l’anno nei prossimi dieci anni, corrispondendo a una crescita complessiva dell’8%. Tuttavia, un ritardo di soli cinque anni nello sviluppo di queste tecnologie potrebbe ridurre il potenziale di crescita al 2%.

Il mercato italiano dell’IA vede attualmente una predominanza delle soluzioni di IA generativa, che rappresentano il 43% del totale, mentre il restante 57% è costituito da applicazioni di intelligenza artificiale tradizionale. Permangono però difficoltà nell’adozione di queste tecnologie da parte delle PMI (solo il 7% delle piccole e il 15% delle medie imprese ha avviato progetti in questo ambito) e della Pubblica Amministrazione, che contribuisce appena al 6% del mercato complessivo.

Principi fondamentali e approccio antropocentrico

Il disegno di legge si compone di 28 articoli che si articolano in sei capi: Capo I principi e finalità, Capo II: disposizioni di settore (dal sistema sanitario alla pubblica amministrazione); Capo III: Strategia Nazionale, Autorità Nazionali e Azioni di promozione; Capo IV: Disposizioni a tutela degli Utenti e in materia di diritto di autore; Cap. V  Disposizioni Penali; Cap VI Disposizioni finanziarie e finali.

Il disegno di legge si basa su una visione antropocentrica dell’intelligenza artificiale, in linea con i principi delineati nell’AI Act europeo. L’articolo 1 enuncia chiaramente la finalità di promuovere un utilizzo “corretto, trasparente e responsabile” dell’IA, coniugando le opportunità offerte da questa tecnologia con la necessaria vigilanza sui rischi economici, sociali e sui diritti fondamentali.

L’articolo 3 stabilisce principi generali improntati al rispetto dei diritti fondamentali, alla trasparenza, alla proporzionalità, alla sicurezza e alla protezione dei dati personali. È significativa l’enfasi posta sull’autonomia e sul potere decisionale umano, sulla prevenzione del danno e sulla conoscibilità e spiegabilità dei sistemi di IA.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la cybersicurezza, che deve essere garantita lungo l’intero ciclo di vita dei sistemi e modelli di intelligenza artificiale, con specifici controlli volti a prevenire tentativi di alterazione o manipolazione.

Governance e autorità nazionali

Il disegno di legge definisce un’architettura istituzionale articolata per la governance dell’intelligenza artificiale in Italia. L’articolo 19 introduce la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale, che dovrà essere predisposta e aggiornata dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, d’intesa con le Autorità nazionali per l’intelligenza artificiale e approvata, con cadenza almeno biennale, dal Comitato interministeriale per la transizione digitale.

L’articolo 20 individua due Autorità nazionali per l’intelligenza artificiale:

  • l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), con funzioni di “autorità di notifica”;
  • l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), come autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto unico con le istituzioni dell’Unione europea.

La commissione Europea nello specifico parere sul disegno di legge nazionale inviato il 5 novembre 2024 ha criticato la mancanza di indipendenza dal governo richiesta dall’AI Act europea alle autority nazionali in materia di intelligenza artificiale e ha osservato che AgID e ACN non sono autorità indipendenti  ma enti pubblici autorevoli ma legati all’esecutivo e ha rappresentato la necessità di garantire autonomia e imparzialità come già avviene per le autorità di protezione dei dati.

La previsione di due Autorità nazioni potrebbe inoltre comportare rischi di sovrapposizione fra le funzioni dei due enti.

Viene inoltre istituito un Comitato di coordinamento presso la Presidenza del Consiglio, composto dai direttori generali delle due Agenzie e dal Capo del Dipartimento per la trasformazione digitale, con il compito di agevolare la collaborazione tra le Agenzie e con le altre amministrazioni pubbliche.

Disposizioni settoriali: sanità, lavoro e pubblica amministrazione

Il disegno di legge dedica ampio spazio alle applicazioni settoriali dell’intelligenza artificiale.

Nel campo sanitario (articolo 7), si prevede che l’utilizzo dell’IA contribuisca al miglioramento del sistema sanitario, alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura delle malattie, nel rispetto dei diritti e della dignità dei pazienti. Si vieta espressamente di condizionare l’accesso alle prestazioni sanitarie a criteri discriminatori tramite l’impiego di sistemi di IA, e si stabilisce che le decisioni in ambito medico debbano sempre essere rimesse agli esercenti la professione medica.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro (articoli 11 e 12), la normativa mira a migliorare le condizioni lavorative, salvaguardare l’integrità psico-fisica dei lavoratori e incrementare la produttività, evitando forme di discriminazione. È prevista l’istituzione di un Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Nel settore della pubblica amministrazione (articolo 14), l’uso dell’IA è finalizzato all’incremento dell’efficienza, alla riduzione dei tempi procedimentali e al miglioramento dei servizi erogati, garantendo la conoscibilità del funzionamento e la tracciabilità dell’utilizzo. Si ribadisce il principio secondo cui la decisione finale resta in capo alla persona fisica che è responsabile dei provvedimenti amministrativi.

Tutela dei diritti e aspetti penali

Il provvedimento non trascura gli aspetti relativi alla tutela dei diritti fondamentali e alle implicazioni penali dell’utilizzo dell’IA.

L’articolo 25 introduce modifiche alla legge sul diritto d’autore (legge n. 633 del 1941), chiarendo che sono protette anche le opere create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore.

Sul versante penale, l’articolo 26 prevede:

  • l’introduzione di una circostanza aggravante comune quando il reato è commesso mediante sistemi di intelligenza artificiale;
  • una circostanza aggravante ad effetto speciale per il delitto di attentati contro i diritti politici del cittadino commesso con l’impiego di sistemi di IA;
  • l’introduzione del nuovo reato di “illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con sistemi di intelligenza artificiale”, punito con la reclusione da 1 a 5 anni.

Delega al Governo e adeguamento alla normativa europea

Il disegno di legge conferisce al Governo una delega per l’adozione, entro dodici mesi, di uno o più decreti legislativi volti ad adeguare la normativa nazionale all’AI Act europeo. I principi e criteri direttivi della delega riguardano, tra l’altro:

  • l’adeguamento della normativa nazionale in materia di poteri delle autorità competenti;
  • la previsione di percorsi di alfabetizzazione e formazione sull’uso dei sistemi di IA;
  • il potenziamento delle competenze STEM nei curricoli scolastici;
  • la valorizzazione delle attività di ricerca e trasferimento tecnologico svolte da università ed enti di ricerca.

È inoltre prevista una delega specifica per la definizione organica della disciplina nei casi di uso illecito di sistemi di intelligenza artificiale, con l’introduzione di strumenti cautelari per inibire la diffusione di contenuti generati illecitamente e di autonome fattispecie di reato.

La previsione di decreti attuativi potrebbe rallentare l’implementazione e creare incertezza normativa a scapito della certezza del quadro di riferimento.

Misure di promozione e investimenti

Il disegno di legge prevede anche significative misure di promozione e investimento nel settore dell’IA.

L’articolo 22 modifica la normativa sul regime fiscale agevolativo a favore dei lavoratori impatriati, includendo tra i requisiti che consentono l’accesso a tale regime lo svolgimento di attività di ricerca applicata nel campo delle tecnologie di intelligenza artificiale.

L’articolo 23 autorizza investimenti fino a un miliardo di euro, sotto forma di equity e quasi equity, nel capitale di rischio di imprese operanti in Italia nei settori dell’intelligenza artificiale, della cybersicurezza, delle tecnologie quantistiche e dei sistemi di telecomunicazioni. Tali investimenti saranno effettuati avvalendosi dell’operatività di Cdp Venture Capital Sgr.

Riflessioni conclusive

Il disegno di legge A.C. 2316 rappresenta un importante passo avanti nella definizione di un quadro normativo nazionale sull’intelligenza artificiale, complementare alla regolamentazione europea. Il nostro paese vuole svolgere un ruolo proattivo e non subire in modo passivo l’innovazione tecnologica.

L’approccio adottato mira a bilanciare la promozione dell’innovazione con la tutela dei diritti fondamentali, attraverso un sistema di governance articolato e un insieme di disposizioni settoriali che tengono conto delle specificità dei diversi ambiti applicativi.

Sarà cruciale monitorare l’iter parlamentare del provvedimento e la successiva fase attuativa, per verificare l’efficacia delle misure nel favorire lo sviluppo di un ecosistema dell’IA in Italia che sia al contempo competitivo, sicuro e rispettoso dei diritti delle persone. La sfida principale consisterà nell’implementare un quadro normativo che sia abbastanza flessibile da non ostacolare l’innovazione, garantire la sicurezza, la trasparenza, la tutela dei diritti.

La tempestività dell’intervento normativo appare fondamentale, alla luce delle stime che indicano come un ritardo nell’adozione delle tecnologie di IA potrebbe significare una consistente perdita di opportunità di crescita economica per il Paese: il vero rischio che non ci possiamo più permettere.

Immagini generate tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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