Quando si parla di bolle tecnologiche, si pensa subito a scenari apocalittici. Ma in realtà non serve drammatizzare: in termini economici, una bolla è semplicemente una scommessa che si è rivelata troppo grande, con più offerta che domanda. Non è una questione di tutto o niente, e anche le buone scommesse possono andare storte se non vengono gestite con attenzione.
Il problema dell’intelligenza artificiale è particolarmente complicato per via delle tempistiche disallineate: da un lato lo sviluppo dei software procede a ritmi vertiginosi, dall’altro, invece, la costruzione dei data center avanza lentamente. Questi impianti richiedono anni per essere completati, e nel frattempo tutto può cambiare. La catena di approvvigionamento è talmente complessa che è difficile prevedere di quanta capacità avremo bisogno fra qualche anno. Le cifre in gioco sono impressionanti. Un campus di data center legato a Oracle in New Mexico ha ottenuto 18 miliardi di dollari di credito da venti banche. Oracle ha contrattato 300 miliardi in servizi cloud con OpenAI, e insieme a SoftBank puntano a costruire 500 miliardi di infrastrutture col progetto Stargate.
Pertanto, Satya Nadella ha ammesso di temere più la mancanza di spazio che di chip: interi data center restano inattivi perché non reggono il fabbisogno energetico e, dunque, mentre Nvidia e OpenAI corrono, la rete elettrica procede al solito ritmo, creando costosi colli di bottiglia.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/05/2025).

