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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

L’IA migliora le previsioni meteo, ma il clima resta imprevedibile

Mondo che brucia con una mano robotica sopra

Supercomputer sempre più potenti, modelli addestrati su enormi quantità di dati, previsioni sempre più accurate. Da questo scenario nasce una convinzione diffusa: con abbastanza tecnologia, il clima diventerà totalmente prevedibile. Ma chi lavora ogni giorno all’intersezione tra scienze climatiche e intelligenza artificiale invita a ridimensionare questa aspettativa.

A questo proposito, Martin Palkovic, direttore Computing dell’ECMWF — uno dei centri di previsione meteorologica più importanti al mondo — è netto: «L’AI può aiutarci a migliorare le previsioni, ma non a eliminare i limiti fondamentali della prevedibilità». Il motivo è strutturale: l’atmosfera è un sistema caotico, in cui piccole differenze nelle condizioni iniziali si amplificano fino a produrre risultati completamente diversi. Un limite fisiologico che nessuna tecnologia può annullare. Eppure i progressi sono reali: i modelli tradizionali guadagnavano circa un giorno di previsione affidabile ogni dieci anni, mentre l’IA accelera questo ritmo e ottiene risultati superiori in ambiti specifici, come la previsione dei cicloni tropicali. Sul fronte energetico, addestrare un modello è costoso, ma una volta pronto consuma da mille a diecimila volte meno energia rispetto ai sistemi fisici classici. L’ECMWF si alimenta già con fonti rinnovabili.

C’è infine una ricaduta spesso trascurata: l’IA può democratizzare la meteorologia. Fare previsioni richiederà infrastrutture sempre più leggere, aprendo la strada a paesi e istituzioni finora esclusi. L’importante, conclude Palkovic, è non confondere un miglioramento con una rivoluzione totale.

Leggi l’articolo completo Neanche l’AI può rendere il clima prevedibile al 100%, cosa vuol dire progresso nell’era dei supercomputer su Wired.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (30/04/2025).

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