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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

L’IA di Sanremo è piccolina, è nata paperAIna

Carlo Comti trasformato in papera dall'IA durante Sanremo 2026.

Il contesto è quello del programma forse più seguito dell’anno: Sanremo, 58% di share e 9,6 milioni di spettatori incollati a quella che viene anche chiamata “la Settimana Santa”. Sembrerebbe blasfemo, se non fosse che credo ci siano state più persone attaccate allo schermo questo martedì che fedeli alla Via Crucis. Proprio su questo palco, da cui si potrebbe far vedere o dire qualcosa di innovativo, la Rai e uno dei maggiori sponsor del Festival, TIM, decidono di mettere in scena uno spettacolo che è stato gentilmente definito “cringe”. A circa metà trasmissione, infatti, Carlo Conti rientra sul palco e invita il pubblico a cantare Papaveri e Papere di Nilla Pizzi. L’orchestra attacca. E, senza preavviso, il pubblico dell’Ariston si trasforma in un esercito di anatre digitali deformate, Volti che si sciolgono, corpi che pulsano in modo innaturale.

La scelta del real-time

C’è da chiarire però che quello che TIM ha portato sul palco del Festival di Sanremo non era un filmato rifinito in post-produzione, ma un effetto applicato in diretta. La trasformazione è avvenuta in tempo reale, il sistema ha analizzato ogni fotogramma in pochi millisecondi, intervenendo su volti in movimento, luci e inquadrature variabili, senza una seconda possibilità. In queste condizioni la qualità è stata subordinata alla velocità. Nel 2026 esistono, certamente, software capaci di generare video fotorealistici in 4K con audio sincronizzato, spesso a costi accessibili ma lavorano quasi sempre offline, con tempi di calcolo e revisione. Resta quindi la domanda: il real-time era davvero la scelta più efficace per valorizzare quella tecnologia, o un contenuto pre-prodotto avrebbe comunicato meglio il suo potenziale?

La conseguenza che nessuno considera

La figuraccia è evidente, i meme girano. Ma il problema è un altro, molto meno divertente. Quando mostri l’IAin modo grottesco davanti a quasi dieci milioni di persone, il messaggio implicito è che questa tecnologia sia una buffonata. Qualcosa di ridicolo, di cui non c’è da preoccuparsi. Le cose stanno diversamente: le frodi basate su deepfake nel 2025 hanno generato perdite globali stimate in oltre un miliardo di dollari. Il caso più noto è quello della multinazionale Arup, raggirata per 25 milioni attraverso una videochiamata in cui i truffatori avevano ricreato volti e voci dei dirigenti in tempo reale. Un pubblico che ride delle papere digitali è un pubblico che domani non riconoscerà un deepfake quando riceverà una videochiamata dal “direttore” che chiede un bonifico urgente.

L’ennesima occasione persa

Ne avevamo bisogno? No. Quel denaro poteva essere speso diversamente? Senz’altro. In un contesto in cui metà delle persone non sa a cosa serva l’IA e la usa senza neanche saperlo e l’altra metà sente la propria stabilità minacciata da questo strumento quasi oscuro, usarlo in questo modo risulta, dilettantistico e infruttuoso. Una scritta apparsa in teatro prometteva altri momenti di “alterazione visiva” nelle prossime serate. Non ci resta che aspettare la fine del Festival.

Anche quest’anno, forse come omaggio al “Ballo del Qua Qua” di John Travolta del 2024, a Sanremo hanno pensato fosse simpatico trasformare persone in voltatili.

La Rai ha per caso una specie di feticismo per gli anatidi?

Quack.

Immagine ricavata tramite registrazione schermo di video YouTube.