Quando si ha l’avvento di una nuova tecnologia, storicamente, oltre al sentimento di stupore che, spesso, ha un forte potere attrattivo, vi è anche una controparte emotiva più legata alla paura dell’ignoto causata dal confine sempre più labile tra reale e immaginario. Per tale motivo, una poesia generata da ChatGPT oggi ci sembra magica, quanto, al tempo, lo erano i primi libri stampati per una popolazione analfabeta.
A tal proposito, al Festival di Edimburgo sono andati in scena tre spettacoli esplorano questa incertezza con mood apocalittico. Il primo, “Dead Air“, presenta Alfie, una moderna Amleto femminile che comunica con il padre morto tramite un’IA chiamata AiR. Difatti, semplicemente pagando l’abbonamento può mantenere vivo questo simulacro digitale, ma la tecnologia prolunga solo la sua inerzia nel lutto, sollevando innumerevoli domande sull’elaborazione del dolore più che sui limiti della tecnologia.
Il secondo, “Stampin’ in the Graveyard“, propone un chatbot che guida il pubblico attraverso scenari catastrofici interattivi, con un’interfaccia piena di glitch ed errori. In quest’ambientazione, Elisabeth Gunawan suona strumenti steampunk creati da elettronica riciclata in una produzione che immagina un futuro ostile alle interazioni umane.
Il terzo è “AI: The Waiting Room” dell’Angry Fish Theater. In quest’ultimo spettacolo, invece, l’IA genera sceneggiature personalizzate per ogni spettatore. Dopo aver compilato un questionario, ognuno riceve una storia unica in cuffia, inserita in un racconto collettivo su un crollo sociale che fa da sfondo.
Leggi l’articolo completo From chatbot apocalypse to a bespoke romance about the family cat: Edinburgh gets creative with AI su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (09/08/2025).

