L’idea di “AI for Social Good” (AI4SG) sta guadagnando popolarità tra istituzioni filantropiche e grandi aziende tecnologiche, con la promessa di affrontare problemi come povertà, disuguaglianze di genere e crisi ambientali. Tuttavia, la ricercatrice Abeba Birhane evidenzia come questi sistemi spesso aggravino proprio i problemi che propongono di risolvere, perpetuando prospettive eurocentriche e iniquità sistemiche attraverso modelli di business estrattivi.
Birhane richiama l’attenzione sul fatto che pur utilizzando un linguaggio inclusivo e urgente, le iniziative AI4SG mascherano spesso conflitti d’interesse e servono più a legittimare le aziende promotrici che a produrre cambiamenti sociali reali. Le stesse tecnologie che dovrebbero mitigare le ingiustizie sociali sono, infatti, notoriamente inaffidabili e tendono a riprodurre pregiudizi sistemici, aggravando le problematiche storiche di oppressione.
La ricercatrice ricorda che l’approccio tecnosoluzionista riduce questioni politiche, storiche e sociali complesse a problemi meramente tecnici, distogliendo l’attenzione dalle cause strutturali delle disuguaglianze e dagli interventi concreti necessari per superarle. In questo modo, invece di promuovere un reale progresso sociale, l’AI4SG rischia di consolidare le stesse strutture di potere e sfruttamento che originano le ingiustizie. Un vero cambiamento sociale richiede invece il riconoscimento delle radici sistemiche dei problemi e una significativa redistribuzione delle risorse, non soluzioni tecnologiche superficiali offerte dagli stessi attori che contribuiscono alle crisi attuali.
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