Una delle preoccupazioni più persistenti sul futuro è se sarà dominato dagli algoritmi predittivi dell’IA e, in tal caso, cosa significherà per il nostro comportamento, per le nostre istituzioni e per il significato di essere umani. L’IA cambia la nostra esperienza del tempo e del futuro e sfida le nostre identità, ma noi siamo accecati dalla sua efficienza e non riusciamo a capire come ci influenza.
Nel suo nuovo libro In AI We Trust: Power, Illusion and Control of Predictive Algorithms, Helga Nowotny illustra come alla base della nostra fiducia nell’IA c’è un paradosso: la usiamo per aumentare il nostro controllo sul futuro e sull’incertezza, ma allo stesso tempo riduce la nostra capacità di azione. Questo accade quando dimentichiamo che siamo stati noi umani a creare le tecnologie digitali a cui attribuiamo agentività. Questi sviluppi mettono in discussione anche la narrazione del progresso continuo, che ha avuto un ruolo centrale nella modernità e si basa sulla potenzialità del controllo totale. Ora stiamo entrando in un’epoca in cui questo controllo è limitato, poiché l’intelligenza artificiale monitora le nostre azioni, ponendo la minaccia della sorveglianza, ma offrendo anche l’opportunità di riappropriarsi del controllo e trasformarlo in cura.
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