Lil Miquela ha 23 anni, e di origini brasiliane, vive a Los Angeles e ha 5,3 milioni di follower tra Instagram e TikTok. Vanta collaborazioni con Calvin Klein, Prada e BMW, ha pubblicato singoli su Spotify, e nel 2018 Time l’ha inserita tra le 25 persone più influenti di internet in compagnia di Rihanna e BTS. Non esiste dal 2016. Noonoouri, quasi 490mila follower, ha l’aspetto di un personaggio manga e fa campagne per Dior, Valentino e Versace. Shudu Gram, creata da un fotografo britannico bianco ispirandosi alla Barbie Principessa del Sudafrica, ha lavorato con Fenty Beauty, Balmain e Vogue. La lista di donne virtuali che fanno le influencer è lunga ma esiste un mercato di influencer virtuali uomini? Certo che sì anche se si tratta di una nicchia. Presenti, ma laterali. Nessuno domina la scena con la stessa forza delle colleghe. Il mondo dell’influencing è femminile, che detta così potrebbe sembrare anche un’esperienza positiva se dietro, come al solito, non si celasse il classico meccanismo: le immagini sono perlopiù di donne ma dietro gli schermi, a scrivere i prompt, ci sono quasi solo uomini. Le donne virtuali vendono agli uomini l’aspirazione sessuale e alle donne l’aspirazione estetica.
Dai consigli beauty al seggio
Il fenomeno non si ferma ai consigli su quale crema viso comprare, si spinge ben più lontano. Il processo è identico a quello precedente ma stavolta l’influencer viene animato per parlare di temi politici. Francesca Giubelli, food blogger virtuale romana, si è candidata alle elezioni comunali di Roma 2027. A Taranto, Anna Luce D’Amico è stata la prima candidata sindaca italiana interamente generata con IA. Nel Regno Unito, AI Steve ha affiancato il candidato Steve Endacott alle politiche del 2024 come suo alter ego digitale. La destra identitaria europea ha capito prima degli altri il potenziale degli avatar virtuali nella comunicazione politica. In Spagna, Francia e Irlanda sono stati individuati profili di influencer di estrema destra con volti generati dall’IA, usati per diffondere propaganda anti-immigrazione. In Germania, l’AfD ha usato immagini generate per raffigurare migranti come figure minacciose in contrasto con bambine bionde e mercatini di Natale. La differenza con Aitana è questa: un avatar che vende integratori è fastidioso al massimo. Uno che diffonde disinformazione elettorale senza essere riconoscibile come artificiale è un altro ordine di problema. Anche qui purtroppo, per quanto inquietante sia la situazione non possiamo fare a meno di notare linee di continuità rispetto alle tendenze politiche degli ultimi anni. Costruire un personaggio ad hoc per ricevere consensi lo si fa sì con gli avatar ma anche con esseri umani.
La distopia ante-litteram
Il mercato degli influencer AI vale secondo Grand View Research 8,3 miliardi di dollari nel 2025, proiettato a 46 miliardi entro il 2030. Crescita enorme. Ma il sistema che dovrebbe fargli da contraltare non era esattamente uno spazio di autenticità. Le piattaforme sono sempre state un luogo in cui mostrare la perfezione, costruita, e negli ultimi anni la pubblicità tramite influencer e nascosta da consiglio si è fatta più agrressiva e tassante. Vite perfette, volti impeccabili, capelli come seta, studi di registrazione, ritocchi, photoshop e vite che sembrano sempre delle moderne fiabe. La presenza continua nei posti “in” e prodotti virali sempre in bella vista. Non sono state le influencer virtuali ad inventare la finzione. Hanno solo tolto gli esseri umani di mezzo, risparmiando i costi di produzione e azzerando il rischio di scandali e potendo lavorare 24 ore al giorno 7 giorni su 7.
Il disincanto
Stessa platea, stessa fiducia, stesso schema. Il pubblico era già allenato. Prima a comprare prodotti e poi idee politiche. Il salto non è stato traumatico perché non c’è stato nessun salto, è stata più una scivolata lenta su una superficie già liscia da anni. C’è stato un momento, forse, in cui avremmo potuto sorprenderci. Quando la prima virtual influencer è comparsa sui feed, quando il primo avatar ha fatto campagna elettorale. Ma non ci siamo sorpresi e su questo silenzio-assenso il fenomeno ha preso ossigeno e si è espanso. L’avatar non ha rubato niente nè ha inventato un mondo distopico tutto nuovo. Ha solo reso evidente che il sistema non ha mai trattato le persone granché meglio di uno strumento monetizzabile.
Immagine presa dal profilo Instagram ufficiale di Aitana Lopez.

