Da dicembre scorso Instagram ospita un nuovo fenomeno che riguarda l’IA: profili gestiti da personaggi completamente fittizi pubblicano contenuti espliciti che coinvolgono celebrità inconsapevoli. La dinamica è collaudata. Si parte da un selfie “rubato” che suggerisce un’intesa sentimentale tra una ragazza e un VIP, per poi virare bruscamente verso immagini che simulano un’intimità consumata. Il tutto senza che Meta apponga alcun avviso sulla natura sintetica dei media.
I casi più eclatanti coinvolgono LeBron James, Dwayne Johnson e lo youtuber iShowSpeed, i cui volti hanno generato decine di milioni di visualizzazioni. Persino figure politiche come Nicolás Maduro sono state incluse in questo circuito. Non si tratta di goliardia, ma di un business strutturato. I profili, infatti, servono da esca per traghettare il traffico su Fanvue, piattaforma che permette di monetizzare pornografia generata artificialmente con restrizioni minime.
Meta si è limitata a rimuovere alcuni video segnalati, senza rispondere alle richieste di chiarimento.Il fenomeno evidenzia una lacuna normativa drammatica: la velocità dell’automazione del danno d’immagine sta superando la capacità di reazione dei social, rendendo urgente un protocollo di tutela per chiunque rischi di veder svanire il controllo sul proprio volto.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (20/01/2026).

