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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

L’intelligenza artificiale allunga le giornate lavorative

un professionista informatico al lavoro di fronte a un pc

Per secoli ci siamo raccontati che ogni nuova tecnologia avrebbe ridotto il lavoro. Nel 1930 Keynes prevedeva una settimana lavorativa di quindici ore entro il 2030. Calcolatrici, fogli di calcolo, email e chatbot avrebbero dovuto portarci nella stessa direzione. Le prime evidenze, tuttavia, dicono il contrario.

Difatti, un’analisi del Centre for Economic Policy Research mostra che l’IA non riduce la giornata lavorativa: la allunga. I lavoratori nelle professioni più esposte hanno aggiunto circa 2,2 ore settimanali rispetto a chi è meno coinvolto. Dopo il lancio di ChatGPT, il divario ha superato le tre ore. Questa non è una contraddizione, quanto piuttosto una conseguenza. L’IA aumenta la produttività, e proprio per questo si finisce per fare di più. I professionisti vengono chiamati a produrre di più perché le macchine permettono di lavorare più velocemente. Il tempo risparmiato diventa capacità liberata, che la pressione competitiva si incarica di riempire. Gli economisti chiamano questo meccanismo domanda indotta.

Oltre a quanto già detto, inoltre, c’è il nodo dell’affidabilità: chatbot testati su dichiarazioni fiscali fittizie hanno commesso errori da migliaia di dollari, oppure episodi di codice generato che richiedono più debug. Se ogni risultato deve essere ricontrollato, il vantaggio si riduce — o svanisce del tutto. Un rapporto del MIT Media Lab ha rilevato che il 95% delle aziende che ha integrato l’IA non ha registrato ritorni economici misurabili.

Leggi l’articolo completo L’AI ci sta facendo lavorare di più, non di meno: gli studi lo confermano su Wired.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (01/05/2025).

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