Uno studio pubblicato sull’Australian Journal of Human Rights denuncia l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla dignità umana e sui valori democratici. Secondo la ricerca di Maria Randazzo (Charles Darwin University, Australia), l’AI sta influenzando i quadri etici e giuridici occidentali a una velocità senza precedenti, ma le normative attuali non riescono a tutelare adeguatamente diritti fondamentali come privacy, autonomia degli utenti, non discriminazione e proprietà intellettuale.
Il nodo centrale sta nella natura opaca dei modelli algoritmici e nel cosiddetto problema della scatola nera, che rende impossibile tracciare come e perché vengano prese decisioni, ostacolando dunque la possibilità di contestarle. L’IA, sottolinea la ricercatrice, non è “intelligente” in senso umano ma puro riconoscimento di schemi, privo di esperienza incarnata, empatia e saggezza.
Sul piano geopolitico, Stati Uniti, Cina e Unione Europea adottano modelli divergenti, rispettivamente orientati al mercato, allo Stato e all’umano. Per Randazzo l’approccio europeo resta il più promettente, ma senza un impegno globale condiviso l’IA rischia di ridurre l’umanità a meri dati, invece di valorizzarla.
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